Cosa vedere

Calderino

Veduta di Calderino
Provenendo da Bologna, appena entrati nel territorio comunale ci si trova a Calderino, capoluogo del Comune che non ne assume però la denominazione. La località è la sede del Municipio di Monte San Pietro fin dai primi decenni dell’800, quando venne scelta come sede degli uffici una vecchia costruzione di fondovalle, denominata casona del podere Torretta.
Si può affermare che la storia di Calderino abbia inizio quando l’importanza degli altri, numerosi, borghi antichi del territorio declina; la posizione geografica, all’imbocco della valle del Lavino e a pochi chilometri da Bologna sono altri due fattori che hanno contributo al rapidissimo sviluppo del capoluogo, in cui si concentra circa il 40% dell’intera popolazione di Monte San Pietro.
Nella piazza antistante il municipio merita una visita il Luogo della Memoria, un complesso monumentale inaugurato nell’aprile 2003, progettato e realizzato dallo scultore Achille Ghiaini.

Amola

Da Ponte Rivabella (Piazza della Repubblica) parte la strada per Amola, anticamente Làmola di Monte, frazione ricca di storia e di arte, situata a 334 metri sul livello del mare.
La sua chiesa molto antica, di cui si fa menzione a partire dal '300, è dedicata a Santa Maria Assunta e accoglie uno dei gioielli più preziosi dell'arte bolognese: la Via Crucis di Mauro Gandolfi (autore bolognese vissuto tra il 1764 e il 1834). L'opera è costituita da 14 dipinti ad olio su tela eseguita dal noto pittore nel 1793.
Tra le altre opere, tre tele di Guardassoni, una delle quali, la Madonna Assunta in fioriera datata 1858, venne benedetta da Papa Pio IX. La Chiesa ospita anche un prezioso organo a canne del 1757 opera di Pietro Agati. Solo il campanile non è più originale in quanto ricostruito nel 1946 dopo i danni subiti durante la Guerra, mantiene comunque le linee architettoniche originali.
A pochi metri dalla Chiesa è la Ca' dei Ghedini, casa forte risalente al XV secolo anche se ripetutamente modificata nel tempo. Presenta interessanti elementi di struttura architettonica, ornata da cariatidi romaniche e da un antico mascherone.

Badia

Lungo la Via Lavino, a quasi 10 Km a sud del capoluogo, sorge La Badia, l'antichissimo San Fabiano del Lavino, citato a più riprese nei documenti del XII e XIII secolo. La località deve forse la sua nascita alla fortuita circostanza di trovarsi quasi esattamente a metà del percorso altomedievale che dall’Abbazia di Nonantola raggiungeva Santa Lucia di Roffeno, altra dipendenza di quel famoso monastero, e proseguiva poi per la Toscana, verso Roma.
Il complesso sorge in corrispondenza di un antico punto di pernottamento per i pellegrini diretti a Roma e costituisce un tappa obbligata del percorso delle Abbazie Benedettine del Bolognese. Si tratta di un nucleo di edifici, alcuni di destinazione civile (torre) e altri di origine chiaramente religiosa (chiesa, monastero e chiostro), con un’impronta architettonica prevalentemente romanica. Le tecniche costruttive e soprattutto il reimpiego, tipicamente medievale, di materiali ornamentali di epoca tardoantica, fanno datare la Chiesa intorno al XII - XIII secolo ed una sua ristrutturazione nel XV secolo.
Il complesso, che ha grande interesse architettonico, conserva invece scarse memorie artistiche: si ricordano i resti di un affresco cinquecentesco nell'abside e la Madonna tra Santi dipinta nella lunetta sopra la porta principale, databile anch'essa al XVI secolo.
Il complesso è stato di recente acquisito dall’Amministrazione Comunale che intende farne la sede del futuro Museo del Vino e della Castagna.
La Badia

Mongiorgio

Lasciata la strada per Badia, deviando a destra per la strada che porta nella valle del Samoggia ecco apparire il piccolo borgo di Mongiorgio con il castello risalente al X/XI secolo, che è tra le costruzioni civili più interessanti della zona nonostante i danni provocati dal lungo abbandono, all'interno del quale si trova anche la seicentesca chiesa di S.Sigismondo e S.Pietro.
Non ci si deve far ingannare dalla visione in lontananza di alcune costruzioni merlate di stile neogotico: sono edifici successivi che non hanno nulla a che vedere con il castello, scrutando oltre una folta vegetazione, si scorge la porta d'ingresso del castello sovrastata dalle feritoie che consentivano il sollevamento del ponte levatoio. La torre quadrangolare fu ridotta in macerie dopo il crollo avvenuto nel 1976. Mongiorgio godette di particolare importanza tra il X e il XVI secolo e fu Comune nel XIII secolo.
Mongiorgio - Casa Casella

Monte San Giovanni

Percorrendo la Via Lavino in direzione sud, a circa 5 Km dal capoluogo Calderino, si raggiunge Monte San Giovanni, bella località circondata da poggi, ricca di boschi e di pregiati vigneti. Merita una visita la Chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, che custodisce numerose testimonianze artistiche, alcune ereditate da un edificio religioso preesistente risalente al 1300. Tra le più interessanti uno dei più antichi ed importanti organi dell'intero patrimonio organario bolognese, tuttora funzionante, attribuito ad un membro della famiglia Cipri (sec. XVI - XVII), collocato in cantoria sopra la porta di ingresso. Interessanti anche il complesso absidale e l'altare, in legno intagliato e dorato.
Pochi chilometri prima di Monte San Giovanni, in prossimità del borgo chiamato Venezia, posto sullo sfondo di uno scenografico fondale di calanchi, addossato ad un piccolo dosso coronato di cipressi si trova l'Ospedale, il cui nome deriva dall'antico termine "ospitale", luogo di ricetto e sosta per pellegrini e viandanti. La sua fondazione risale al XVI secolo, ma oggi presenta una struttura sensibilmente diversa dall'originaria.
L'organo di Monte San Giovanni

Montepastore

Sulla strada provinciale Valle del Lavino, a quasi 18 km del capoluogo è situata la località di Montepastore il cui territorio, posto fra i 500 e i 700 metri di altitudine è il più elevato dell’intero comune. Verso nord si domina la completa estensione della valle del Lavino, che ha qui le sue sorgenti, ma la vista può spaziare anche sulla pianura del Po fino a raggiungere, nelle giornate di cielo limpido, le Prealpi lombarde e i Colli Euganei. La zona è chiusa, a ovest, dalle Pradole, vastissimi prati adibiti un tempo a pascolo e, a sud, dal lungo crinale di Spazzavento, che raggiunge gli 800 mt di altitudine.

I calanchi

Nelle località Venezia a Monte San Giovanni e Pradalbino (a 12 Km circa dal capoluogo, ai confini con il comune di Crespellano) un elemento di particolare suggestione del paesaggio è costituito dai calanchi, una particolare morfologia delle argille, particolarmente diffusa nell’Appennino emiliano, tanto che la lingua italiana ha mutuato il termine “calanco” proprio dal bolognese. I calanchi sono il prodotto dei processi di erosione di rilievi argillosi, determinati dall’azione di pioggia e vento e favoriti dall’alternanza fra periodi piovosi e periodi siccitosi. I calanchi disegnano un ambiente estremo, dove archi e creste variamente conformati si alternano a fessure anche profonde; la vegetazione prevalente è costituita da specie erbacee, a fioritura primaverile o autunnale. Le aree di calanco, aperte e ricche di correnti ascensionali sono un luogo ottimale per il volo e la perlustrazione di caccia di numerosi rapaci, come la poiana, facile da osservare in volo nelle ore più calde, o l’albanella.
I calanchi

Altre località

Sulla via Lavino, in direzione di Montepastore, s'incontra Gavignano: un nucleo rurale con case molto antiche, una chiesa citata già nel XII secolo, e una torre.
A San Chierlo si può ammirare la Torre del Paleotto che, assieme alla Torre di Guardia e alla torre incorporata nella quattrocentesca Casa Masi, erano le torri di vedetta della Rocca di Bonzara della quale resta solo qualche segno sul monte dove si ergeva tra XII e XIV secolo. La frazione gode di un ottimo clima e di terreni molto fertili e ben coltivati: i vigneti della zona e i vini che se ne ricavano sono assai rinomati.
Nella chiesa romanica di S.Lorenzo in Collina, rinnovata alla fine del '400 e circondata dalla visione lunare dei calanchi, è conservata un' interessante pala d'altare. Nell'oratorio della chiesa, una volta all'anno si può ammirare la Madonna del Castello di Capramozza, scultura policroma lignea del XIII secolo, di proprietà privata. Da vedere, infine, la Chiesa di S.Martino in Casola, che custodisce arredi e oggetti liturgici del '600-'700.