Vipera o Biscia?

In estate, nel territorio collinare e montano della Provincia di Bologna si registrano numerosi incontri con serpenti, a volte anche in zone abitate.
Spesso a questi episodi, che il più delle volte si concludono con l’uccisione del rettile, ritenuto una vipera, viene dato risalto nella cronaca locale, con l’effetto di generare timori ingiustificati.
In effetti, solo di rado le determinazioni vengono fatte da esperti di Rettili, pertanto capita spesso che a passare per vipere siano dei serpenti innocui.

In collaborazione con l’associazione A.R.Te. (Anfibi, Rettili e Territorio ONLUS) di Pianoro, i cui scopi sociali sono la promozione della tutela e della conservazione dell’ambiente, delle biocenosi naturali e della biodiversità, con particolare riferimento agli Anfibi e ai Rettili e al territorio dell’Emilia-Romagna, ecco una rassegne dei serpenti più comuni del nostro territorio, preparata allo scopo di aiutare i cittadini a riconoscere le vipere dai serpenti innocui.
Lo scopo è quello di evitare il diffondersi di inutili e pericolosi allarmismi, migliorando le conoscenze e la preparazione dei cittadini sull’argomento. L’iniziativa ha anche lo scopo di educare e sensibilizzare a un maggior rispetto per i Rettili, animali così utili all’equilibrio dei nostri ambienti naturali, che abitualmente vengono uccisi senza alcun motivo.

Vipere (Famiglia: Viperidi)

4 specie presenti in Italia, 1 sola specie in Emilia-Romagna:

Vipera

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vipera comune (Vipera aspis), diffusa quasi esclusivamente in collina e in montagna. Caratteri distintivi della vipera comune: lunghezza degli adulti solitamente inferiore agli 80 cm e comunque sempre ampiamente al di sotto del metro;i giovani, che misurano alla nascita intorno ai 20 cm, hanno una colorazione simile a quella degli adulti.

Grafico Vipera

tratto da: Stagni G. 1984 – Osservazioni sulla distribuzione e sulla morfologia di Vipera aspis (Linnaeus, 1758) nel territorio della Provincia di Bologna. Università degli Studi di Bologna, tesi di laurea in Scienze Naturali, A.A. 1983-84.

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Altri tratti caratteristici della vipera comune sono il capo triangolare, ben distinto dal collo, muso squadrato con apice rivolto in alto, pupille verticali, squame del capo piccole; corpo massiccio, coda corta.
Postura e movenze possono aiutare il riconoscimento a distanza: le vipere tengono spesso il corpo ripiegato a S e fuggono con andatura lenta, senza farsi troppo notare.

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Le vipere vivono di preferenza nelle zone ben assolate e ricche di vegetazione (boscaglie, arbusteti, zone rocciose, pietraie). In estate, nelle ore più calde, stanno al riparo tra la vegetazione, mentre sono più attive al mattino e di sera. Con temperature più fresche (primavera, autunno) si espongono più a lungo al sole. In questi periodi è più elevato il rischio di un incontro ravvicinato, in quanto le vipere sono più lente e non sempre si allontanano spontaneamente.

marasso

Il marasso (Vipera berus), tanto spesso chiamato in causa nelle nostre zone, in Italia vive solamente sull’arco alpino, quindi non è presente in Emilia-Romagna.

Bisce o Colubri (Famiglia: Colubridi)

17 specie presenti in Italia, 7 specie in Emilia-Romagna, tutte innocue per l ’uomo. Le più comuni e facili da incontrare sono :

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biacco (Coluber viridiflavus);

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saettone (Elaphe longissima);

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biscia dal collare (Natrix natrix).

Caratteri distintivi di queste tre specie: lunghezza degli adulti abbondantemente oltre il metro (fino a 160 cm, di rado anche oltre); capo ovale, poco distinto dal collo, muso arrotondato, pupille rotonde, squame del capo grandi e lucenti; corpo slanciato, con coda lunga e sottile (tranne le femmine adulte di biscia dal collare).

I colubri sono agili e veloci e fuggono in modo precipitoso e rumoroso. Il biacco, diffuso un po’ ovunque, viene di solito riconosciuto facilmente per la sua colorazione giallo-nera o del tutto nerastra, ben diversa da quella delle vipere. E’ la specie più agile e veloce: se catturato non esita a mordere per difendersi.

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I giovani, lunghi alla nascita in media 25 cm, hanno un corpo grigiastro, molto esile, e una testa grande e macchiata di nero. Il saettone è di colore giallastro tendente al bruno olivastro nella parte posteriore del corpo: vive prevalentemente nelle zone collinari ricche di vegetazione e ben soleggiate: boscaglie, prati cespugliati, incolti con rovi e vitalba. I giovani hanno il dorso maculato e presentano una evidente banda nera posteriormente agli occhi, seguita da due macchie gialle sulla nuca.

La biscia dal collare è, assieme al biacco, la specie più comune nel territorio regionale.

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Le femmine adulte, che possono raggiungere facilmente il metro e mezzo di lunghezza, con un corpo piuttosto grosso e una coda relativamente corta e tozza, vengono spesso scambiate per grosse vipere e chiamate erroneamente “marassi”. La confusione è generata probabilmente dalla colorazione a barre nere su fondo grigio, simile a quella della vipera comune, nella quale però il colore di fondo è in genere bruno-nocciola.

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Anche la corporatura massiccia, con la coda che si restringe in modo evidente (specie nelle femmine adulte), e il capo, che quando l’animale è spaventato viene appiattito e assume una forma triangolare, sono caratteristiche che avvicinano questi innocui colubri alle vipere. Non possono però lasciare spazio a dubbi la lunghezza totale che supera il metro, le macchie nere sulla nuca, di solito unite a formare un collare, e le evidenti strie nere ai margini delle squame che delimitano il labbro superiore.

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I giovani della biscia dal collare sono lunghi alla nascita tra 11 e 21 cm e presentano un corpo esile, di colore in genere grigio, e una testa grande in rapporto al corpo, con un evidente collare bianco-nero sulla nuca.
Le bisce dal collare frequentano ambienti umidi, come fiumi, canali, laghi e pozze, ma spesso si fanno trovare anche a notevole distanza dall’acqua, in boschi e giardini, o tra i campi coltivati.
Se spaventate, oltre alla fuga, adottano varie strategie di difesa: si gonfiano e sibilano in modo minaccioso, emettono un liquido fetido dalla cloaca e, in casi estremi, si fingono morte. A volte simulano anche degli attacchi come per mordere, ma lo fanno sempre a bocca chiusa.

Quando ci si imbatte in un serpente in aperta campagna o in un ambiente naturale è bene lasciare che si allontani da solo, evitando in ogni caso di molestarlo o di ucciderlo. Se invece il serpente viene trovato in una zona abitata o frequentata (giardini, cortili, orti, vicinanze di abitazioni), occorre cercare di catturarlo, possibilmente vivo, facendolo entrare con l’aiuto di un bastoncino in un contenitore (la migliore sistemazione sarebbe un sacchetto di tela, ma si può utilizzare anche un barattolo sufficientemente grande, o una vaschetta di vetro o plastica). I contenitori vanno poi chiusi in modo non ermetico (quindi non con i rispettivi tappi o coperchi), utilizzando una pezza di stoffa fermata con uno spago o degli elastici, e alloggiati in una scatola di cartone, mai in un sacchetto di plastica. Gli esemplari eventualmente trovati morti o uccisi vanno sistemati al più presto in barattoli di vetro riempiti con alcool denaturato e chiusi con il tappo in modo ermetico.

A cura di A.R.Te. ONLUS - Pianoro

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Guglielmo Stagni - Dottore naturalista, erpetologo